Via Pasubio, 24 - 76011 Bisceglie (BT) il_lavorista@libero.it 080 524 0064

Licenziamento per giusta causa del lavoratore che su WhatsApp offende il datore di lavoro

Cassazione civile sez. lav., 31/03/2026, n. 7982

In tema di licenziamento disciplinare, le dichiarazioni rese dal lavoratore nell’ambito di una chat WhatsApp, ancorché qualificabili come corrispondenza privata, assumono rilievo disciplinare ove siano rivolte ai terzi partecipanti al gruppo e si concretino in espressioni lesive della reputazione del datore di lavoro e dei colleghi, nonché nella divulgazione di informazioni aziendali riservate e nell’indicazione di modalità elusive delle procedure interne, anche di sicurezza; la natura privata del canale comunicativo non esclude né la configurabilità dell’illecito, né il rilievo dell’elemento soggettivo, sia sotto il profilo intenzionale – per la volontaria esternazione ai membri della chat – sia sotto quello colposo, avuto riguardo alla prevedibile diffusione esterna del messaggio; una siffatta condotta, plurioffensiva e idonea ad arrecare anche solo potenzialmente un grave pregiudizio alla società o a terzi, è riconducibile all’ipotesi di licenziamento senza preavviso prevista dall’art. 54, comma 6, c.c.n.l. Poste Italiane (fattispecie relativa al licenziamento di una direttrice di un ufficio di Poste Italiane, che aveva inviato un messaggio audio in una chat su WhatsApp contenente critiche alla società e offese ai colleghi).